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Come cambierà la SEO nel 2017?

Come cambierà la SEO quest’anno? È una domanda che chi lavora in ambito web non può fare a meno di porsi regolarmente. La Search Engine Optimization indica tutti i lavori necessari affinché un sito web abbia struttura e contenuti di facile indicizzazione per i motori di ricerca; a differenza di quel che si potrebbe pensare non è quindi una disciplina immutabile, ma è al contrario in continua evoluzione.

Ogni anno Google modifica i propri algoritmi al fine di offrire un’esperienza di ricerca e navigazione sempre migliore all’utente. Per avere un sito ottimizzato bisogna quindi imparare a conoscere i diversi fattori di ranking di Google, ovvero i parametri che il motore di ricerca vuole che vengano soddisfatti per ottenere un buon posizionamento nelle SERP.

Vediamo quali sono i trend per la SEO di questo 2017.

Contenuti

Fin qui niente di nuovo: ormai dovrebbe essere chiaro che per la SEO i contenuti siano uno dei più importanti fattori di ranking in assoluto.
Quello che invece sembra in fase di cambiamento riguarderebbe ancora la qualità di questi: l’intento di Big G è quello di dare sempre più peso ai contenuti considerati rilevanti, quindi che trattano gli argomenti in maniera più approfondita (i cosiddetti in-depth content). Gli ultimi studi in merito proverebbero che le pagine meglio posizionate siano quelle che contano all’incirca 1900 parole, declinate in articoli originali e di valore.
Ne deriva che i contenuti prettamente orientati alle Keyword siano destinati a perdere rilevanza.

Backlink

I backlink, ovvero i collegamenti indirizzati al nostro sito, sono importanti per conferire popolarità e autorevolezza. Anche qui, i fattori in gioco sono diversi: più è autorevole chi ci linka, maggiore sarà l’influenza in termini di SEO. I link in ingresso devono poi essere sempre di qualità, quindi deve esserci una coerenza semantica tra i contenuti correlati.

Esperienza su mobile

Il 2016 è stato l’anno del “mobile-first indexing”, ovvero la definitiva conferma che Google dia maggiore importanza ai contenuti che si vedono su mobile rispetto a quelli che si vedono su desktop. Le ricerche mostrano infatti che i 100 domini più visibili su Google hanno una versione ottimizzata per smartphone e tablet.
Attenzione quindi che il sito sia responsive e perfettamente funzionante anche lato mobile.

Google AMP

Sempre in quest’ottica, l’anno scorso Google ha lanciato le AMP (Accelerated Mobile Pages), pagine ottimizzate per la navigazione da mobile. Le AMP permettono un caricamento molto più veloce dei contenuti, grazie all’HTML più leggero e al fatto che i contenuti vengano memorizzati in cloud. Questo tipo di pagina si carica in media 30 volte più velocemente di una che non sfrutta questa tecnologia.
Poiché anche la velocità conta, ecco i vantaggi delle AMP in ottica SEO: caricamento più rapido, user experience migliorata, diminuzione della bounce rate.

Nonostante questo tipo di tecnologia non abbia goduto di una grandissima risonanza, il fatto che Google dia rilevanza a queste pagine nei risultati di ricerca dovrebbe far capire l’importanza di questo progetto.

HTTPS

Il certificato di protezione HTTPS è un protocollo per la comunicazione su Internet che protegge l’integrità e la riservatezza dei dati scambiati tra i computer e i siti.
Benché sembrrebbe che finora non abbia una gran rilevanza in termini di ranking, rimane comunque una buona prassi da adottare per i propri siti, soprattutto per gli e-commerce. Oltre a proteggere i dati, l’https è una garanzia di serietà e affidabilità per l’utente.


Google SERP layout, Twitter e News sempre più cruciali

Ancora una volta, la SERP desktop di Google  sta evolvendo, e rapidamente, facendo in modo che le informazioni più aggiornate siano visibili in tempo reale, comparendo tra i primissimi risultati. Questa decisione sembra andare nella direzione di rispondere sempre meglio a uno dei “micro-moments” su cui il motore di ricerca punta di più, il cosiddetto “I want to know moment”.

In questo senso i Twitter feed sono diventati più visibili, comparendo ora nello spazio più alto della pagina – above the fold -, ovvero la parte che viene visualizzata per prima senza scroll. Questo significa che questi link attrarranno più clic, ma anche se non cliccate queste voci funzionano come informatori diretti che mostrano le ultime novità su un marchio e dei suoi prodotti.

Questa nuova situazione rappresenta un’arma a doppio taglio per il marketing: da un lato, dà loro la capacità di trasmettere le informazioni direttamente alla SERP di Google, offrendo un enorme valore per il marketing: nuovi prodotti, prezzi e altre informazioni commerciali possono ora essere portati direttamente all’attenzione di chi fa ricerche desktop legate al brand. E in caso di problemi di gestione della reputazione online possono essere affrontati direttamente sulla SERP di Google. Il rovescio della medaglia è che il marketing deve sempre assicurare che il feed Twitter sia sempre aggiornato, specialmente quando le aziende competitor si giocano la partita sulla reattività.

L’altro esito è che in questo nuovo layout le News di Google acquisiscono ugualmente una posizione molto alta SERP. Queste storie risultano molto recenti. Questa nuova funzionalità rafforzerà l’importanza dei media dando una nuova spinta alle attività di Digital PR. Allo stesso tempo, però, anche questa novità costituirà n nuovo fattore di rischio per i brand, dato che la copertura delle notizie spesso non può essere controllata.


In conclusione questa nuova impostazione potrebbe alzare l’asticella per il brand marketing: se premiato in termini di efficacia e soddisfazione da parte degli utenti, il nuovo layout farà infatti sì che ci si aspetti un flusso di informazioni costantemente aggiornato sulle aziende e gestito direttamente dai marketer. Se quindi il cambiamento della SERP desktop di Google offre eccellenti opportunità per il marketing per intercettare le ricerche dimostrando la loro capacità di mantenere il flusso, esso vincola anche quelli poco abituati a pubblicare i dati e informazioni a un’elevata periodicità.


SEO Local Strategy, le novità da sapere

Dal 1° settembre 2016 è attivo Google Possum, il nuovo update dell’algoritmo dedicato soprattutto alla Local Search. Il principale cambiamento interessa infatti local pack, portando da sette a tre il numero di place visibili nei Google Maps Results quando si fa ricerca per parole chiave geolocalizzate, ovvero “parola chiave + area geografica”. Compito quindi dei vari responsabili web/e-marketer sarà quello di adeguare la propria strategia e il sito aziendale a questa novità

 Secondo il portale specializzato Search Engine Land, lo scopo di questo aggiornamento è offrire risultati quanto più diversificati possibili e arginare il fenomeno dei “virtual office”, la creazione sulla mappa di sedi fittizie in punti strategici solo per ottenere più visite al proprio sito grazie ai risultati geolocalizzati.

 Vediamo dunque in concreto quali saranno le implicazioni per i marketer:

1- Migliore posizionamento local per le attività al di fuori dalle aree cittadine

Finora, le attività situate al di fuori dei limiti fisici della città avevano maggiori difficoltà a raggiungere buone posizioni per ricerche del tipo “attività + nome città”. Ad esempio, per un avvocato appena fuori Milano era praticamente impossibile posizionarsi tra i risultati di ricerca per “avvocato Milano”. Con Google Possum, sembra invece che aver guadagnato moltissime posizioni.

2 – Risultati diversi in base alla posizione:

Sempre secondo i test del portale inglese, i risultati dipenderanno anche da dove si trova l’utente che lancia la ricerca: più lontano è l’utente rispetto al luogo interessato dalla ricerca, più ampia sarà la mappa mostrata nella SERP e, di conseguenza, più attività saranno filtrate.

Se invece l’utente si trova già nell’area di riferimento, i risultati saranno molto più circoscritti. Di conseguenza, se si vuole verificare il ranking di un sito nella Local Search sarà necessario impostare, attraverso appositi tool (come ad esempio Bright Local), il luogo dal quale simulare la ricerca.

3 – Risultati in base a indirizzo e similarità:

In passato, Google filtrava i risultati di ricerca local in base al numero di telefono o al dominio: così, attività che avevano numeri di telefono e nomi di dominio molto simili non venivano mai visualizzati insieme nei risultati di ricerca, perché Google li considerava una forma di spam. Per questo motivo è ora buona prassi dotarsi di un solo profilo Google My Business per la propria attività, con una precisa configurazione NAP (Name, Address, Quindi se all’interno dello stesso palazzo sono presenti diversi liberi professionisti, questi non verranno mostrati contemporaneamente; ma anche che se in una stessa via ci sono attività simili e quindi concorrenti tra loro (ad esempio due centri estetici), una delle due verrà filtrata.

I risultati visualizzati, inoltre, rispecchieranno anche il giudizio sul livello di pertinenza tra il contenuto della scheda Google My Business e la ricerca effettuata dall’utente. Se ad esempio all’interno di uno stesso edificio ci sono due studi di commercialisti, ma uno solo è specializzato in pratiche antiusura, questo avrà più possibilità di essere visualizzato se l’utente inserisce una query specifica.

4 – Risultati più sensibili ai cambiamenti di keywords:

Con Google Possum configurazioni di keywords diverse, anche solo lievemente, l’una dall’altra producono risultati diversi nella Local Search: una ricerca con “estetista Parma”, “Parma estetista”, “estetista a Parma”, i risultati visualizzati non saranno gli stessi.

5 – Risultati local sempre più slegati dai risultati organici generici

In fatto di ranking, le schede Google My Business sembrano avere vita propria rispetto al sito web a cui linkano. Ciò significa che se il sito di una pizzeria in via XY a Pistoia non appare in prima pagina tra i risultati organici, può comunque apparire nel 3-pack dei risultati geolocalizzati se la sua scheda Google My Business è pertinente alla ricerca compiuta dall’utente.

6 – Come cambia la Local SEO con Possum:

Tra le linee guida ufficiali, relativamente alla Local SEO, Google dichiara che i principali fattori di ranking per un’attività che ha una scheda Google My Business sono:

  • Completezza e correttezza dei dati
  • Sede verificata
  • Orari di apertura aggiornati
  • Recensioni e risposta alle recensioni
  • Foto dell’attività (possibilmente fatta da un professionista certificato)

 Inoltre, Big G afferma che il ranking dei risultati local dipende da: 

  • Coerenza tra i dati inseriti nella scheda Google My Business e la ricerca effettuata dall’utente
  • Distanza tra l’utente e l’area geografica interessata dalla ricerca
  • Evidenza, cioè la notorietà di un determinato luogo, che Google calcola tenendo conto del numero e dell’autorevolezza dei link d’ingresso, nonché delle recensioni ottenute dall’attività

 

La prima diretta conseguenza è che oggi più di prima la compilazione della scheda My Business non potrà prescindere da un lavoro accurato di SEO copywriting e che, in definitiva, progettare i contenuti per la scheda GMB non è un’attività diversa dallo scrivere i testi per il proprio sito web.

 La scheda dovrà essere trattata come una sintesi della presentazione aziendale, dal “chi siamo” all’offerta di prodotti o servizi, al contatto, stando ben attenti a inserire contenuti (testuali e visivi) dettagliati.

Consigliata infine, per una buona strategia di Local SEO, la cura delle relazioni con i propri clienti: richiedere e ottenere dai propri clienti di lasciare la propria recensione e valutare l’attività sarà sempre più importante per ottenere un buon posizionamento tra i risultati local.


Google riduce gli annunci sponsorizzati

Vi sarete accorti che da circa un mese la pagina dei risultati di ricerca di Google – meglio nota come SERP – ha cambiato layout: la colonna laterale degli annunci a pagamento è stata rimossa, lasciando in prima pagina solo i primi quattro siti sponsorizzati tramite campagne AdWords.

Un cambiamento che non è stato preannunciato da alcun proclama ufficiale ma che di fatto ha reso più competitiva la gara tra inserzionisti, con inevitabile aumento del CPC.

Secondo alcune fonti due sarebbero le ragioni che hanno spinto Big G su questa strada. Da una parte l’esigenza di uniformare l’esperienza desktop a quella da mobile, prendendo atto che quest’ultima ha ormai il primato per numero di accessi. Soprattutto risponderebbe all’obiettivo costante di ottimizzare le performance dello strumento pubblicitario vista la scarsa efficacia degli annunci laterali in termini di CTR e conversioni.

Di base la principale ricaduta è e sarà un rafforzamento (guarda caso) della piattaforma Google Shopping e in generale degli annunci illustrati di Google, o PLA, recentemente introdotti per fornire informazioni strutturate e arricchite di elementi multimediali. Due quindi le strade percorribili: quanti saranno intenzionati a investire in promozione online dovranno rivedere al rialzo il proprio budget ma soprattutto dotarsi di adeguati tool di monitoraggio ottimizzazione in tempo reale delle offerte; piccole aziende o player con meno capacità di spesa dovranno invece puntare sempre di più a migliorare la propria SEO strategy.

Non ultimo, l’esito finale potrebbe comunque essere positivo in termini di aumento dello standard qualitativo delle inserzioni e il relativo valore di interesse per gli utenti. Staremo a vedere.


Il Google PageRank va in pensione (ed era ora)

La notizia circolava già da tempo tra SEO specialist e addetti ai lavori ma da oggi è ufficiale per tutti: presto il PageRank di Google – il punteggio di qualità più famoso (e temuto) nel web – non sarà più visibile. Ad annunciarne la scomparsa dall’interfaccia web il sito Search Engine Land, epilogo di una parabola che ha contribuito enormemente alla scalata al successo di Big G.

Per anni la piccola barra colorata, la cui importanza era legata alla sua visibilità direttamente sul browser, è stata il giudice assoluto del valore di un sito, in quanto dato immediato e accessibile a chiunque sulle imperscrutabili valutazioni di Google. Un dato importantissimo anche nella misura in cui Google si stava affermando come principale motore di ricerca e che le aziende interessate a posizionarsi hanno preso sempre più sul serio, fino a trasformarlo in un’ossessione. Per questo rappresenta il primo tool ad aver segnato l’ascesa del colosso di Mountain View: più l’attenzione al Page Rank saliva più Google acquisiva credibilità e potere.

Questo meccanismo ha però di fatto creato un circolo vizioso: piegata alle sue leggi, la progettazione dei siti web diventa simile a un puro esercizio di link building, nofollow e commenti fine a sè stessi che molto spesso ha creato vere e proprie bolle di mercato attorno ai siti più accreditati.

Le cose andarono avanti così fino al momento in cui le regole del gioco imposero un salto di qualità. Dal 2007 Google, con l’obiettivo di soddisfare meglio le query e di far fronte al parallelo aumento dei volumi di ricerca, iniziò infatti a sviluppare algoritmi sempre più evoluti e complessi e con loro anche i fattori di comparazione che intervengono nel generare la SERP si sono moltiplicati (forse fin troppo). Restando un semplice parametro unitario, il PageRank ha perciò progressivamente perso validità rispetto ad altri tool più avanzati ed efficaci promossi dallo stesso Google. Fino quando, in tempi più recenti, il suo punteggio non viene più nemmeno contemplato.

La sua archiviazione era insomma ormai inevitabile: dopo anni di onorato servizio sarà assorbito in mezzo a tante altre formule, senza più avere un ruolo decisivo. È la fine di un’era della storia dei motori di ricerca con essa di una serie di pratiche ormai desuete quanto inutili. Con buona pace degli entusiasti della prima ora o di eventuali nostalgici, che potranno comunque togliersi la curiosità di interrogare il vecchio tool in pensione attraverso qualche apposita applicazione online.


Maggior attenzione alle attività locali con Facebook Professional Service

Le anticipazioni lasciano presupporre che il 2016 sarà un anno ricco di novità nel mondo dei Social Network!

Facebook starebbe infatti per implementare un nuovo servizio rivolto alle attività locali che utilizzano la geolocalizzazione per essere individuate online. Il nuovo sistema si chiama Facebook Professional Service e offrirà un servizio di valutazione e classificazione delle aziende e delle attività locali. In pratica, questa nuova funzione permette agli utenti di inviare recensioni ed esprimere valutazioni di una determinata azienda o attività; insomma, questo nuovo servizio di “reviews and ratings” sembrerebbe mettersi in concorrenza direttamente con Google, TripAdvisor e Yelp.

Come funziona Facebook Professional Service?

Innanzitutto, in base alla località verrà mostrata una classifica suddivisa per categorie di business delle aziende e servizi locali. Le 10 macro-aree individuate sono: Arti e Marketing, Medicina e salute, Motori, Organizzazione eventi, Ristrutturazioni edili, Servizi aziendali, Servizi finanziari, Servizi per animali domestici, Servizi utili, Spa estetica e cura della persona, ognuna delle quali presenta delle sottocategorie più specifiche.
Per il resto, l’organizzazione è molto simile ai sistemi che utilizziamo quotidianamente per la ricerca locale. Una volta effettuata la ricerca, si viene indirizzati su una pagina che contiene l’elenco delle aziende con relative informazioni base (contatti, ultima recensione ricevuta, link alla pagina ufficiale, mappa per la localizzazione).

Quali sono le potenzialità di Facebook Professional Service?

Benché non si tratti di una modifica rivoluzionaria è comunque fondamentale per le attività tenere in considerazione questo nuovo parametro e non lasciarsi cogliere impreparati. Del resto è ormai routine per gli utenti consultare le recensioni o la pagine social di un servizio (basti pensare a hotel o ristoranti): chi non ha mai curiosato sulla pagina Facebook di un locale per vedere le foto dei piatti, gli orari di apertura o magari direttamente per richiedere informazioni!

Ma come scalare la classifica di Facebook Professional Service? L’algoritmo per il posizionamento è ancora segreto, benché sia abbastanza scontato ipotizzare che i parametri terranno in considerazione il numero di recensioni presenti, il voto medio ricevuto o la presenza di amici che hanno avuto interazioni con la pagina (registrazioni, recensioni o valutazioni).
A tal proposito, lo evidenziamo ancora una volta: occupatevi al meglio della vostra pagina! Le regole di base sono semplici:

  • aumentate i fan coinvolgendo persone veramente interessate alla vostra azienda;
  • aumentate le interazioni coi fan e stimolate il loro interesse: offrite contenuti interessanti, offerte speciali, assistenza clienti, ecc.;
  • aumenta numero e media delle recensioni (chiaramente in modo naturale e spontaneo!);
  • non trascurate la pagina: fate in modo che sia sempre aggiornata, ricca di contenuti, interagite con gli utenti e rispondete loro anche quando vi muovono delle critiche. 

È ormai chiaro che Facebook stia dedicando sempre più attenzione alle attività locali: se pensi quindi che basti avere una pagina aziendale e scriverci qualcosa di tanto in tanto possa bastare, sbagli. Sono diversi gli aspetti da tenere in considerazione, perché in breve tempo Facebook potrebbe diventare una fonte di clienti ancora maggiore di quanto non sia già ora. Affidatevi ad un team di professionisti per sfruttare al meglio questo strumento come vetrina per la vostra attività!


Google Quality Raters: le novità nelle linee guida di Google

Recentemente Google ha diffuso la versione aggiornata delle Search Quality Rating Guidelines, cioè i criteri attraverso cui i Quality Raters valutano la qualità ed il posizionamento dei siti web nelle ricerche.

Ma partiamo dal principio: chi o cosa sono i Quality Raters?

I Quality Raters sono dei “valutatori umani”, nello specifico collaboratori esterni a Google incaricati di valutare la qualità di un prodotto.

Si cominciò a parlare di Quality Raters attorno al 2005, benché vi fossero poche informazioni su questo tipo di figure professionali: si tratta infatti di contratti temporanei, in cui i soggetti sono vincolati all’obbligo di discrezione e non divulgazione.

Il compito di un Quality Rater è quello di analizzare le informazioni contenute nei risultati delle query secondo le linee guida fornite da Google.

Quello che invece non può fare è infliggere penalizzazioni, modificare i risultati delle serp o stabilire in assoluto la posizione che un sito deve avere.

Cosa dicono le linee guida?

Come prevedibile, una delle principali integrazioni rispetto al precedente documento riguarda l’importanza riservata all’aspetto mobile: un sito che non è pienamente mobile-friendly e responsive riceve una valutazione più bassa, così come verranno valutati particolari criteri delle app quali facilità d’installazione e in-app content nei risultati di ricerca.

Altro fattore cruciale riguarda la qualità dei contenuti che un sito web è in grado di offrire agli utenti. In linea di massima un sito presenta contenuti di qualità nella misura in cui riesce a garantire una risposta utile alla domanda dell’utente, fornisce informazioni autorevoli e originali e infine mostra un’interfaccia caratterizzata da una buona usability.

Particolare attenzione viene data alle cosiddette “pagine YMYL”, che starebbe per “your money or your life”, in italiano “o la borsa o la vita”. Sono pagine che devono presentare standard qualitativi molto alti in quanto considerati da Google influenti sulla vita delle persone. Rientrano in questa categoria ad esempio pagine che trattano di consigli medici, informazioni legali, fattori finanziari e qualsiasi sito web con una componente commerciale come un negozio online. Nelle sue linee guida, Google sottolinea più volte l’importanza che dev’essere data a questo tipo di pagine. Se quindi possiedi un’ e- commerce, assicurati che tutto il processo di ordine del prodotto, di pagamento o di trattamento di informazioni personali sia perfetto.

Anche il design investe una funzione importante. Idealmente, il contenuto principale dovrebbe essere davanti e al centro, ben evidenziato sulla pagina. Meglio evitare di abusare di banner ed elementi che potrebbero impattare sulla user experience.

Cosa NON deve avere un buon sito?

  • contenuti copiati;
  • keyword stuffing, ovvero un uso eccessivo di parole chiave nel testo;
  • contenuto supplementare che distrae o non è utile allo scopo della pagina: Google vuole che il lettore possa ignorare gli annunci pubblicitari;
  • reindirizzamenti ingannevoli, ovvero pagine che non hanno nulla a che fare con il link sul quale si è cliccato;
  • pagine sospette: pagine di scam o phishing, pagine che indirizzano a download non troppo chiari o che richiedono troppe informazioni.

Vuoi sapere se il tuo sito è Google friendly? Rivolgiti ad un team di professionisti!


Cinque articoli da leggere sotto l’ombrellone

È vero, in vacanza bisognerebbe staccare la spina. Eppure non fai che pensarci: la tua attività avrebbe bisogno di una spinta, di un restyling, di essere più fresca e attraente.

Ecco allora 5 nostri articoli da leggere con leggerezza sotto l’ombrellone, ma che potrebbero darti qualche idea su come ripartire una volta tornato rilassato e determinato dalle tue vacanze.

Buona lettura!

  1. Il successo del tuo e-commerce in 5 mosse

    Vuoi aprire un negozio online per vendere i tuoi prodotti anche dal web? Ottima scelta. Ne hai aperto uno ma sembra il deserto? Male, ma c’è speranza.

  2. Local SEO: vuoi essere il numero uno nella tua città?

    Vorresti che il tuo sito spiccasse nelle SERP, soprattutto tra le ricerche inerenti la tua città? Allora devi occuparti di Local SEO. Vediamo come.

  3. Cosa serve per fare storytelling

    Lo storytelling è una tecnica narrativa che utilizza non solo le parole ma anche le emozioni, i suoni, le immagini, i video per comunicare in maniera coinvolgente con il pubblico.

  4. Le mosse che non fanno bene al posizionamento del tuo e-commerce

    Quali azioni non bisogna assolutamente compiere per evitare di incorrere in penalizzazioni da parte di Google e far volare in alto il tuo business online?

  5. Il web writer: il tuo alleato nella strategia di marketing

    Il web writer si occupa di dare valore, coerenza e personalità alla comunicazione online, dalla gestione del blog aziendale alla risposta sul social network.

Ammettilo, hai già qualche nuova idea che ti frulla per la testa vero?

Iride Comunicazione ha la soluzione che fa per te. Contattaci!


Promuovere il proprio sito tra buzz marketing e influencers

È ormai appurato che i processi d’acquisto vengano sempre di più preceduti dalla ricerca d’informazioni attraverso gli infiniti canali di comunicazione messi a disposizione dal web.

In questo contesto il passaparola è diventato uno strumento fondamentale per ottenere efficacia nel marketing digitale: favorendo il passaggio di informazioni e i feedback positivi verso i nostri prodotti o servizi abbiamo una buona possibilità di convincere il pubblico ad acquistare o a preferire il nostro brand.

Per questo motivo molte aziende hanno iniziato a coinvolgere in modo più o meno diretto opinion leaders e influencers. Si tratta di personalità note e popolari nel proprio campo di rifermento, ma soprattutto molto attive sui social network e nel blogging. Sono persone di cui gli utenti si fidano e verso le quali talvolta instaurano un vero e proprio processo di emulazione.

Questa strategia viene comunemente definita buzz marketing e mira ad aumentare il volume delle conversazioni e ad accrescere la notorietà di una marca.

L’obiettivo è quello di dare alle persone motivo di parlare di un prodotto, un servizio o un’iniziativa, generando una diffusione virale e spontanea delle informazioni.

Essere menzionati da un influencer può quindi essere un’ottima risorsa per costruire la propria brand reputation, tanto da rientrare tra le principale tecniche di seo off page. La generazione di link diretti verso il nostro sito, soprattutto se da fonti autorevoli, viene premiata dai motori di ricerca con posizioni più elevate nelle SERP.

Per lavorare su questo aspetto occorre trovare siti ad elevato PageRank e TrustRank che creino link al nostro sito; questi link devono avere caratteristiche specifiche ed è consigliabile che nascano più su base spontanea che indotta.

La nostra agenzia web di Parma e Reggio Emilia mette a vostra disposizione un team di esperti SEO in grado di ottimizzare il posizionamento del vostro sito web sui motori di ricerca. Contattaci!


Come far diventare virale il tuo contenuto in 5 mosse

Quando un contenuto raggiunge in breve tempo un elevato numero di utenti si dice virale.

Può essere un articolo di un blog, un’immagine o un visual, un video che grazie alla condivisione online sui social o ma anche offline con il passaparola da persona a persona (amici, colleghi, familiari) viene diffuso e apprezzato.

Ma cosa determina la viralità di un contenuto? Cosa puoi fare tu per rendere virale il tuo contenuto?

Genera emozioni

Esilaranti, drammatici, imbarazzanti, provocanti, emozionali: sono questi i contenuti che vengono maggiormente condivisi, quelli cioè che sono in grado di suscitare delle emozioni forti in cui l’utente possa riconoscersi.

I contenuti di carattere positivo, ironico, paradossale sono quelli che hanno un maggiore impatto emotivo, molto apprezzati sono per esempio i quiz e i video divertenti.

Inserisci immagini e liste

Le immagini attirano gli utenti, soprattutto se ben fatte: foto professionali o visual creativi riescono a comunicare molto velocemente i concetti. Le immagini vengono condivise il doppio rispetto ad un articolo di solo testo. E se stai scrivendo un articolo cerca di fare degli elenchi puntati o delle liste: agli utenti piacciono molto i contenuti chiari che già dal titolo indicano un numero di soluzioni. Se poi abbini a tutto questo anche una bella infografica rischi che il tuo contenuto sia due volte più condiviso della media, niente male no?!

Autenticità prima di tutto

Alle persone piace sapere cosa c’è dietro tutto quello che vedono sul web: vogliono sapere di più, capire meglio, curiosare. Se i contenuti sono autentici e veri l’utente se ne accorge e li ritiene più affidabili apprezzandoli di più. Funzionano molto bene le guide su come fare qualcosa o video dei make off e backstage.

Postare è bene ripostare è meglio

Per potenziare l’effetto virale di un contenuto si può agire “meccanicamente” pubblicando oggi un contenuto del passato magari di una settimana fa. La vita di un post su social come Facebook o Twitter è molto breve, per questo postare di nuovo un contenuto vecchio può essere d’aiuto e favorisce il moltiplicarsi delle condivisioni.

La premessa indispensabile è che il contenuto sia valido, che magari abbia le caratteristiche che abbiamo già citato, che sia bello da vedere, interessante e fruibile da leggere o seguire.

Amico influencer

Avere dalla propria parte un influencer è sicuramente un bel risultato. Questo infatti fa bene ai tuoi contenuti che se condivisi da una persona influente del settore arriveranno ad una percentuale di persone nettamente superiore. Che gli influencer che siano tali, autorevoli e seguitissimi: per far condividere un tuo contenuto puoi coinvolgerli, citarli, intervistarli.

Queste sono le principali caratteristiche che rendono un contenuto web attraente e irresistibile agli utenti. Prova seguendo questi consigli a crearne uno tu!